"La via della bellezza" di Vito Mancuso

La bellezza salverà il mondo”, scriveva Dostoevskij. Vito Mancuso riparte proprio da questa intuizione antica e potente per costruire, ne La via della bellezza, un percorso filosofico e spirituale che parla direttamente all’uomo contemporaneo, spesso stanco, disorientato e affamato di senso. In un’epoca dominata dall’utile, dalla velocità e dalla prestazione, Mancuso propone la bellezza non come evasione, ma come bussola interiore, come criterio per orientare l’esistenza.

Fin dalle prime pagine, l’autore chiarisce che la bellezza non è un concetto astratto né un privilegio estetico riservato all’arte o alla natura incontaminata. È una forza concreta, reale, che agisce sull’essere umano e lo chiama a una forma più alta di vita. “La bellezza è ciò che mette ordine dentro di noi”, scrive Mancuso, indicando come essa non si limiti a piacere, ma generi armonia, connessione, verità.

Il cuore del libro sta nell’idea che la bellezza sia una via, non un possesso. Non qualcosa da accumulare o da esibire, ma un cammino che richiede attenzione, ascolto e presenza. L’essere umano, secondo Mancuso, perde il contatto con la bellezza quando smette di abitare il mondo in modo consapevole, quando vive separato dal corpo, dalle emozioni, dalla natura e dagli altri. In questo senso, la bellezza diventa una forma di conoscenza: “La bellezza è una verità che si lascia sentire prima ancora di essere capita”.

Uno degli aspetti più originali del libro è il legame profondo tra bellezza ed etica. Mancuso rifiuta l’idea di una bellezza neutra o puramente decorativa. Ciò che è davvero bello non può essere separato dal bene e dalla giustizia. Quando la bellezza viene sganciata dalla verità, diventa vuota, manipolabile, persino violenta. Al contrario, “la bellezza autentica genera responsabilità”, perché chi la riconosce non può più restare indifferente.

Nel testo non manca il confronto con il dolore, il male e il caos del mondo. Mancuso non idealizza la realtà, né propone una visione ingenua dell’esistenza. La bellezza di cui parla non cancella la sofferenza, ma la attraversa. È una bellezza fragile, spesso ferita, che nasce proprio nel limite e nella vulnerabilità. “Non c’è vera bellezza senza profondità, e non c’è profondità senza ferita”, afferma l’autore, restituendo alla bellezza una dimensione umana, incarnata, lontana dalla perfezione artificiale.

La scrittura è uno dei punti di forza del libro: limpida, intensa, capace di unire riflessione filosofica e linguaggio poetico. Mancuso accompagna il lettore senza mai imporsi, offrendo domande più che risposte definitive. Il risultato è un testo che non si limita a essere letto, ma chiede di essere interiorizzato, quasi meditato.

La via della bellezza è, in definitiva, un invito a cambiare sguardo. A riconoscere che la salute dell’anima – e forse anche quella collettiva – non nasce dal controllo, dall’accumulo o dall’efficienza, ma dalla capacità di lasciarsi toccare da ciò che è vero, armonico e vitale. Come scrive Mancuso, “scegliere la bellezza significa scegliere la vita nella sua forma più piena”.

Un libro che non offre scorciatoie, ma apre un sentiero. E invita a percorrerlo con lentezza, responsabilità e meraviglia.

Silvia Cerri